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martedì 6 marzo 2012

RIFUGIO SELLERIES - Chiusura corso ciastre


C’era una volta un gruppo di persone con voglia di camminare, amore per la montagna e tanta buona volontà che a conclusione del corso di escursionismo per imparare a frequentare la montagna in piena sicurezza, decidono di aderire alla proposta degli istruttori di trascorrere due giorni in val Chisone presso il rifugio Selleries.
Cronaca:
1° giorno: alla partenza le facce assonnate ci fanno capire che forse non sarebbe male ritovarci a un’ora più tarda ma, la montagna non aspetta chi dorme troppo. Dopo aver raccolto per strada chi arriva dalla piana, tappa bar dove, nonostante la lezione di Elena che consigliava di non abbuffarsi con cornetti e dolci vari prima di partire, qualcuno fa addirittura  il bis.
All’arrivo a Pra Catinat, punto di partenza della camminata ci accorgiamo che qui la neve ha già lasciato il posto al fango. Ci vuole qualche minuto a parcheggiare tutte le auto e una buona mezz’ora per indossare l’abbigliamento adatto e caricare lo zaino con l’indispensabile: artva, sonda e pala, per fortuna non ce ne son abbastanza per tutti e qualcuno è risparmiato del carico e si parte.
Lungo il percorso finalmente si incontra la neve, non è molta e non è fresca ma ci si accontenta e indossate le ciastre si riparte. Pausa pranzo con il sole che scalda e ci convince a spogliarci, cominciano le esercitazioni con ricerca artva, formazione del
gruppo di autosoccorso (responsabile, vista udito, ricerca artva, pale, sonde,
chi telefona, chi fa lo sfollamento ecc...), per la ricerca vengono impiegate cinque persone con la sonda (al cambio passo
si appoggia la sonda alla spalla e il comando lo da' chi è all'esterno) e poi
prova con sonda con vari materiali, alcuni sono un po’ distratti... cianciano... e quando Bartolo li"riprende" serio
serio, gli rispondono: “Stai scherzando?” e Bartolo non ha piu' parole.
All’arrivo al rifugio, dopo una doccia calda che rigenera, cena e animazione della serata con balli occitani, coinvolgendo anche gli altri ospiti.
2° giorno: colazione, partenza, nella salita osserviamo tre slavine scese, avvistiamo
 camosci, poi si sale ancora ma non si raggiunge la meta perché le condizioni della neve non lo permettono, Gli istruttori prendono la saggia decisione di non
proseguire x evitare al ritorno il pericolo di slavine con tutte le conseguenze
che ben ci hanno spiegato a questo corso... "usiamo la testa e non solo i
piedi". Durante il ritorno esercitazione a sorpresa poi pranzo al rifugio con foto varie delle donzelle a
cura del fotografo professionista e perfezionista Paolo e rientro in cui le due
maestre si perdono e il gruppo non si accorge nemmeno ... ahi...

Roberta, Mirella, Nadia e Federica

giovedì 23 febbraio 2012

Colle della Bicocca - domenica 19 febbraio 2012



La giornata promette bene, in barba al meteo che ipotizzava tempo grigio in vista di una nuova perturbazione.
Oggi partiamo con mezz’ora di anticipo sotto un cielo sgombro da nubi e con una temperatura più che accettabile.
Risaliamo la Valle Varaita ed il primo tratto del vallone di Bellino fino a Borgata Chiesa, dove, sul piazzale, parcheggiamo le auto.
Saliremo al Colle della Bicocca sfruttando interamente il percorso estivo.
Lasciato alle spalle il gruppo di edifici tra i quali troneggia la medievale chiesa di San Giacomo dal bel campanile, iniziamo l’escursione in ordinata fila indiana, su buona traccia.
La neve è farinosa e ci consente di proseguire con passo regolare fin nei pressi di una grangia assolata.
Un piccolo spiazzo antistante e la vista suggestiva sul Monviso sanciscono questo quale luogo ideale per la sosta energetica di metà mattina.
Ripartiamo con maggior vigore attraversando un bel lariceto; qualcuno è un po’ dispiaciuto perché, a differenza della scorsa domenica, i rami non sostengono più un abbondante strato di coltre bianca da scrollare addosso agli sventurati compagni di gita.
Dopo oltre due ore di marcia, la fatica comincia a farsi sentire, l’ambiente è decisamente più selvaggio, lo sguardo punta ora l’elegante e imponente mole del Pelvo d’Elva e la neve, a tratti, si presenta sotto forma di grandi cristalli ghiacciati: sembra veramente sale grosso da cucina!
Dulcis in fundo... l’ultimo tratto è completamente “immacolato” ed “inesplorato”.
Meno male che i nostri valorosi uomini non si fan pregare anzi... in una continua gara di solidarietà, si alternano l’un l’altro per battere la traccia.
Competizione o senso del dovere? Chissà...
Sta di fatto che a noi, povere “donzelle”, non resta che fare le “ultime ruote del carro”: nessun lamento s’ode dalle retrovie per questa condizione di “reiette”!
Giungiamo in vetta al crinale che si son fatte già le dodici e un quarto.
Lo sguardo a 360 gradi per ammirare il vallone di Elva e tutta la cerchia di cime: anche questa volta ne è valsa la pena!
La temperatura è clemente, così rifocillarsi si traduce in un attimo di vero piacere.
Oggi poi che l’energia dissipata è stata parecchia, si sorseggiano amabilmente anche i liquori “casalinghi” come l’elisir al basilico di Manu e la golosa crema al cioccolato di Luca.
Quando già ci si prepara al momento di “pace dei sensi”post banchetto ecco che Monica e Manu cercano la mia complicità e quella di Paola per far loro avvicinare quella “birba” di Mauri...
Con fare sospetto, nascondono qualcosa “a pugni stretti” e capisco che non si preannuncia niente di buono, ma... mi prodigo comunque per dare una mano, perché percepisco che ci sarà da divertirsi.
Con la scusa del liquore al basilico che ancora non ho assaggiato, Mauri viene attirato nella trappola che, alla fine, si rivela una... bonaria “carnevalata”.
Già... perché oggi è Carnevale e... Monica non s’è scordata!!
“Viva i coriandoli di Carnevale, bombe di carta che non fan male” dice Gianni Rodari e... la foto scattata attesta che il “malcapitato” ben poco ha patito, ricoperto da quelle innocue medaglie multicolori.
Tra una marachella e l’altra è ora di rientrare, ma nessuno si lamenta: il vero divertimento è prossimo ad iniziare...
Se prima la traccia inesistente era sinonimo di sforzo e sudore, ora diventa l’equivalente di discesa in libertà.
Se all’andata i ramponi delle ciastre arrancavano sui tratti ghiacciati ed aspri, adesso questi ultimi si affrontano scivolando e capitolando senza indugi.
Anzi... l’imperativo è quello di abbandonare lo stile “ingessato” e di lasciarsi andare.
Bartolo preavvisa che domenica prossima, considerata l’esposizione, rimpiangeremo questa neve.
Sicuramente sarà così, ma... non vedo l’ora di trascorrere un intero week end in Val Chisone!
Scoprirete presto come andrà...              
La Maestra a Quadretti

venerdì 17 febbraio 2012

Domenica 12 febbraio – 2.a uscita corso Ciastre – colle della Ciabra.



Giovedì sera Carlo ha spiegato per bene tutte le caratteristiche della neve: le forme, le varie trasformazioni, i pericoli nascosti dietro quest’affascinante trasformazione dell’acqua... l’aula era silenziosa ed attenta a carpire tutte le conoscenze sulla neve… un solo sussulto quando abbiamo proiettato due brevi filmati di slavine… impressionanti, in un attimo constatiamo quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. I pensieri ritornano a due anni fa quando ho potuto assistere (per fortuna solo da vicino) ad un’enorme slavina  nelle vicinanze di Bardonecchia, il cuore batteva fortissimo… lo spavento era tanto… per fortuna tutti salvi.
Domenica mattina siamo al completo per l’uscita pratica… dopo il caffè a Dronero proseguiamo per Sant’Anna di Roccabruna dove lasciamo le auto nei pressi della chiese… indossiamo “l’armatura” da escursionismo invernale e  divisi in due gruppi,  iniziamo la camminata verso il colle della Ciabra. Il naso a fiutare la neve, lo sguardo puntato per terra per scoprire le varie forme dei cristalli di neve.
L’abetaia è stracarica di neve, i rami poco per volta si liberano dal peso della coltre bianca… tasto il manto nevoso con un bastoncino… farina pura… in gergo “powder” per gli appassionati di fuoripista. La strada si restringe a sentiero… dietro di noi sentiamo un vociare avvicinarsi pian piano… è un folto gruppo di escursionisti del Cai di Torino… ci seguono sulla stessa traccia… scopriremo che sono impegnati in una traversata:  salendo al colle della Ciabra per poi scendere al santuario di Valmala, dove il pullmann li attende. Nei pressi del colle il bosco si dirada… qualche cespuglio, qualche larice qua e là. Alle 11.45 siamo al colle, il sole riscalda, ma una brezza freddina che sale dal versante della Val Varaita ci fa scendere di qualche metro per poter consumare le prelibatezze del pranzo.
Dopo pranzo ci dedichiamo alla stratigrafia della neve, scavando una buca profonda per scoprire quante nevicate ci sono state fino ad ora… in seguito ci dilettiamo a cercare il presunto sepolto da valanga utilizzando l’artva… con molta calma per capire bene il funzionamento del “marchingegno infernale”, consapevoli che non c’è nessuno di noi sotto la neve… chissà cosa succederebbe se la finzione fosse realtà…
Alle 14 riprendiamo il sentiero del ritorno, fino a raggiungere il tornante della strada… abbiamo ancora un po’ di energia per fare una piccola deviazione nel bosco… calpestiamo neve vergine, seguendo la strada che porta al colle di Valmala… per poi scendere alle macchine, seguendo una pista forestale. La coltre di neve ha cancellato le tracce degli animali; si indovinano a malapena i percorsi. Al bar di fronte ad una tazza di te caldo programmiamo già le prossime gite. Domenica andremo al Colle della Bicocca… il conto alla rovescia è già partito… -7.
Beppe

giovedì 9 febbraio 2012

Pian Muné - domenica 5 febbraio 2012


 Preambolo che anticipa questa bella e formativa domenica in montagna…
Alla fine del mese di gennaio la neve è pressoché inesistente tanto che, a chi si iscrive al corso, viene spontaneo domandarsi: “Dove andremo a fare le esercitazioni pratiche?”
Non c’è traccia di manto immacolato eppure, a questo 6° corso di escursionismo in ambiente “innevato”,  gli iscritti battono tutti i primati: siamo ben 29!
Proprio quando ci accingiamo a mettere in pratica quanto appreso nella prima lezione teorica, ecco che il Sig. Inverno si manifesta sfogando tutta la rabbia repressa, coadiuvato dall’amico Buran che, arrivato in trasferta dalla Russia, non ne vuole sapere di tornare a casa e fa crollare a picco le temperature.
Morale… Nonostante la volontà e l’entusiasmo, siamo costretti a battere in ritirata ed a tornare sotto le coperte quando, alle 6,30 di domenica 29 gennaio, un sms di Monica ci avvisa che l’uscita è rimandata.
Per l’intera settimana i mezzi d’informazione ci subissano di notizie sconfortanti, drammatiche, cercando di condizionarci in tutti i modi: proprio domenica 5 febbraio la grande ondata di gelo toccherà il suo picco massimo!
Effettivamente, quando ci troviamo al bar Natale di Paesana per fare colazione, l’aria è abbastanza frizzante, ma nulla in confronto alle notizie che ci portano gli amici di Caramagna e Carmagnola, partiti da una pianura “ibernata” a meno 17-18 gradi.
Sul piazzale degli impianti di risalita di Pian Muné la colonnina non scende sotto i 10° e un bel sole contribuisce a far percepire qualche grado in più.
Il “gruppo classe” presente oggi in quota è composto da dodici allievi, me compresa.
Dopo aver indossato l’abbigliamento idoneo e le ciastre veniamo divisi in due gruppi e, sotto la guida degli accompagnatori escursionistici, assistiti da volenterosi colleghi, ci muoviamo sfruttando la pista ed i pendii che conducono a Testa di Garitta Nuova.
La coltre bianca, che non ne vuol sapere di scendere dai rami, rende il paesaggio fiabesco: piccoli cristalli simili a polverina argentata volteggiano nell’aria sprizzando bagliori e luccichii.
Ma oggi la priorità è… apprendere e mettere in pratica, dunque… sarà opportuno rendicontare su questo.
Per prima cosa abbiamo imparato che condurre un gruppo vuol dire adeguare il passo a quello di tutti, voltandosi spesso per monitorare la situazione e controllare che la fila sia compatta.
Subito dopo abbiamo sperimentato che battere una traccia su neve fresca è una gran faticaccia, ci si deve dare spesso il cambio e si deve mantenere il più possibile un passo lento e regolare (Bartolo ci ha confortati dicendo che la neve di oggi, per nulla compatta e molto farinosa, era la peggiore, ma si sarebbe rivelata una grande alleata in discesa).
Infine Luigi ha portato la nostra attenzione sulla presenza di alcuni punti critici, soggetti a possibili distacchi di masse nevose, che avremmo dovuto attraversare di lì a poco.
Oltre alla valutazione ed alla conoscenza del luogo è opportuno superare questi tratti distanziandosi gli uni dagli altri di almeno 15-20 metri, mantenendo sempre la distanza iniziale.
Arricchiti da questo bagaglio formativo procediamo ancora oltre fino ad alcune baite nei pressi delle quali i nostri premurosi insegnanti  ritengono conveniente concederci un intervallo ristoratore che, alla fine, si trasforma in un vero e proprio pranzo.
Artva, pala e sonda diventano protagoniste indiscusse dell’esercitazione pomeridiana.
Cercheremo di applicare quanto appreso in teoria; tanto per iniziare… che la ricerca con ARTVA prevede tre fasi: ricerca del primo segnale, localizzazione e ricerca di precisione.
Spente le apparecchiature in dotazione aspettiamo che l’artva dell’ipotetico “sepolto” venga nascosta sotto la neve.
A turno, ognuno porta il proprio dispositivo in “ricezione” e comincia la ricerca sotto lo sguardo vigile degli istruttori.
Più o meno celermente tutti centriamo il bersaglio: obiettivo raggiunto, competenza acquisita!
La discesa fuori pista è all’insegna della gratificazione e della ricompensa: liberi tutti! Rompete le righe! Ognuno segua o plasmi una traccia!
Qualcuno scende rapido e sinuoso, qualcun altro più incerto, ma indenne, alcuni vengono “travolti ed abbandonati”, altri cadono rovinosamente in vero stile “fantozziano”, arrivando addirittura a bonificare il terreno fino a raggiungere il manto “erboso”, per tutti… questa, si rivela sicuramente un’uscita utile, formativa, arricchente e, come sempre, anche molto divertente e rigenerante.
                                                                                             
                                                                                                                      La Maestra a Quadretti

giovedì 19 gennaio 2012

Punta Cialancia - Domenica 15 Gennaio


Come si fa ad organizzare una gita con le ciastre quando la neve scarseggia un po’ ovunque nelle nostre vallate? Dovremo forse rassegnarci a trascorrere la domenica in città? Prima di perdersi d’animo basta rivolgersi al nostro saggio Luigi che in fretta e furia trova subito una brillante alternativa: lasceremo le ciastre a casa e ci dirigeremo nel Vallone del Desertetto, in Valle Gesso, per puntare alla “conquista” di Punta Cialancia.
L’idea riscuote un gran successo visto che domenica mattina ci ritroviamo quasi in 40 (i ben informati dicono fossimo 39) in una borgata poco sopra Valdieri a calzare scarponi, guanti e berretto (niente artva….stavolta non serve!) per affrontare la nostra gita domenicale.
Per niente intimoriti dal freddo ci incamminiamo a passo spedito seguendo la strada che risale gradatamente il vallone che in breve risuona del nostro vociare allegro: siamo in tanti oggi ed è facile trovare qualcosa da raccontarsi con chiunque ci si trovi accanto… Pian piano ci allontaniamo dalle case delle borgate e ci inoltriamo sempre più nel bosco, superando agilmente (chi più chi meno) alcuni tratti un po’ scivolosi per il ghiaccio, in parte nascosto da un tappeto di foglie secche… il paesaggio intorno a noi, man mano che si sale verso il colle, appare sempre più evocativo del nome della località…Desertetto mica per niente! Sembra davvero di ritrovarsi in un ambiente desertico: non solo non c’è traccia di neve, ma tutto appare davvero brullo, un po’ malinconico a dirla tutta…  
Dopo le opportune soste per rigenerarci eccoci pronti ad affrontare l’ultima salita che ci porterà in prossimità della nostra punta: Luigi parte in testa conducendo il gruppo a salire in modo ordinato descrivendo ampie curve a zig zag…solo pochi birichini scappano dal gruppo per accelerare il passo ma dopo 3 (e dico 3 di numero!) passi vengon subiti richiamati all’ordine dal fido Barth e, a testa bassa e senza fiatare, ritornano lesti in fila…così anche la foto di gruppo rimane meglio!
Ormai è quasi mezzogiorno (Dona tocca il tempo) e manca poco alla cima…ma quale sarà la cima vera? Ci incamminiamo lungo il crinale e, dopo una serie di falsi miraggi, eccoci finalmente a punta Cialancia! Lo sguardo abbraccia per un attimo l’intero vallone e si ferma obbligatoriamente alla vista di Demonte per un fugace pensiero alle gustose merende consumate laggiù…poi rapidamente (si fa per dire) ci sistemiamo per la foto ricordo e ritorniamo dunque sui nostri passi per trovare un posto al riparo per il pranzo. Anche oggi non resta deluso chi vuole deliziarsi il palato: non mancano salumi, formaggi , dolcetti e bevande di ogni tipo…ce n’è per tutti i gusti!
Verso le due, ci incamminiamo per il ritorno e, in men che non si dica, ci ritroviamo alle auto…per chi non ha fretta di rientrare non può mancare una tappa per la solita merenda che riusciamo a fare nonostante l’incontro con una barista un po’ scocciata all’idea di dover servire un gruppo così numeroso.…mah! Gente strana se ne incontra proprio ovunque! Non resta che salutarci e darci appuntamento per un salutare fitwalking nel saluzzese (in programma per la prossima domenica) e per il corso invernale, nella speranza che la neve arrivi anche un po’ da noi! 
Ma-Ester

venerdì 13 gennaio 2012

Variazione Gita per domenica 15 Gennaio

Carissimi... alcuni cambiamenti per domenica...
andremo a fare l'escursione nel Vallone Desertetto (Val Gesso) con meta alla Punta Cialancia...
resta invariato l'orario di ritrovo: stazione dei treni a Saluzzo alle ore otto...
Ciao

giovedì 12 gennaio 2012

RIFUGIO MIGLIORERO - venerdì 6 gennaio 2012


Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
… e la neve è il suo mantello,
ed il gelo il suo pannello,
ed è il
vento la sua voce…
Forse voler scomodare il sommo poeta, adoperando a nostro “uso e consumo” alcuni versi di Giovanni Pascoli, pare alquanto eccessivo e poco umile.
Forse, come mi ha suggerito Gian… quando gli ho confidato che le idee da “mettere nero su bianco” erano un po’ carenti… sarebbe più opportuno e saggio scrivere che… per il grande freddo patito (e nel mio caso ne basta veramente poco) le mani sono ancora intorpidite e, a tutt’oggi, fatico a scrivere.
Fatto sta che, interrogando questi pochi versi strappati all’intero componimento, si individuano tracce nascoste o esplicite riferite a questa giornata trascorsa sui monti della Valle Stura.
Partiamo in trenta con l’idea di salire al Rifugio Migliorero, nel Vallone dell’Ischiator per occupare la giornata della Befana (e secondo i ben informati di vecchie rugose, nel gruppo, ce n’erano parecchie, armate di scope mimetizzate sotto forma di bastoncini telescopici… per le rughe, pare… non esistano “restauri” efficaci…)
Previsioni meteorologiche poco rassicuranti promettevano e preannunciavano “tempesta di Foehn a notte fondache… puntualmente si è concretizzata in tutta la sua potenza, ma che comunque non ci ha impedito di intraprendere questa nuova avventura.
Poco oltre l’abitato di Besmorello, una manciata di case aggrappate sopra le ben più famose Terme di Vinadio, parcheggiamo le auto perché, più avanti, il fondo stradale comincia a diventare insidioso.
In poco più di dieci minuti raggiungiamo Pian del Medico oltre il quale, anche d’estate, è obbligatorio proseguire a piedi in quanto la strada è chiusa al traffico con una catena.
Continuiamo su sterrata con la dovuta cautela: il ghiaccio è ormai il padrone incontrastato. Se da un lato rende difficile l’incedere dei nostri passi, dall’altro però ricama intrecci e plasma forme geometriche uniche.
Questo spettacolo lo ammiriamo soprattutto quando, abbandonata la sterrata, imbocchiamo il sentierino che conduce alla cascata del Pisciai; la troviamo solo in parte ghiacciata, ma comunque meritevole di decine di scatti fotografici.
Ripresa la marcia raggiungiamo un’amena conca pascoliva dalla quale il rifugio, adagiato in posizione panoramica su un alto poggio, pare un albergo in stile “Belle Époque”. Qui, la neve ha finalmente disteso il suo bianco mantello ed anche il vento comincia ad ululare.
Proprio poco prima di risalire l’ultimo sperone roccioso prepotenti raffiche, sferzanti e gelide ci costringono spesso ad interrompere la marcia; il viso ormai congestionato dal gelo viene più volte ricoperto dalla neve trasformata in  polvere, simile quasi a zucchero a velo.
Così la meta dell’escursione si riduce ad un “mordi e fuggi” generale in quanto, appena messo piede davanti al rifugio, subito scendiamo disciplinatamente alla ricerca di un luogo meno “tormentato” per poter consumare il pranzo. Anche questo momento lo concludiamo in tutta fretta cercando di battere sul tempo la morsa del gelo che appena può ci attanaglia.
Resta un’immagine che, in questa giornata algida e ventosa, riscalda il cuore: quella del nostro amico Ieio, seduto al tavolino della pasticceria Agnello di Demonte, intento a consumare la sua merenda pomeridiana.
Davanti ad un piatto colmo di pasticcini cremosissimi e colorati, scelti con minuziosa cura al bancone e sognati da tempo, tutti l’abbiamo potuto osservare serafico, appagato, in fase quasi contemplativa, intento a gustarseli con quella calma ed quella “pacatezza riflessiva” che lo contraddistinguono…
Se quei dolci glieli avesse portati la Befana… sarebbe stata sicuramente  orgogliosa della propria missione: nessun regalo poteva essere più desiderato!
                                                                                    
                                               La Maestra a Quadretti