martedì 8 settembre 2009

Domenica 6 settembre (Ai Becchi rossi in valle Stura)

Un cielo terso ed un sole splendente ci tengono compagnia per tutta la giornata, a regalarci la possibilità di godere un lungo momento in comunione con Tutto ciò che circonda e quindi di una bellissima compagnia composta da circa 30 persone, alcune più frequentate, altre meno ed altre ancora incontrate per la prima volta……..e questo è un buon segno !!, soprattutto quando al termine della gita questi ultimi si sono riproposti di iniziare nuove avventure con questo gruppo escursionistico ( forse qualcosa si sta aprendo al nuovo……!!!!! )

Lasciate le auto nei pressi di Prinardo, in valle Stura ci avviamo con passo tranquillo verso la meta del giorno….I becchi rossi e qui già il nome piace a me …perché è solito dire dalle mie parti che il becco diventa rosso quando è irrorato da un buon bicchiere di vino….. rosso!!

Il dislivello è di circa 800 mt, ma lo si percorre su un sentiero accogliente ed armonioso, per cui anche per chi è meno abituato ad andare in montagna con più frequenza, la fatica è meno sentita e si sale dolcemente in un ambiente circondato da lariceti, che contribuiscono insieme ad un sole non proprio ardente a rendere l’ambiente fresco e gradevole.

Non nascondo di essermi lasciato andare nel porgere lo sguardo su alcuni laricini ( funghi commestibili che crescono appunto ai piedi dei larici ) e quindi di raccoglierli, abbandonando il sentiero ( che A.E. …..un selvaggio !! più che mai, ) specialmente da quando dei simpaticissimi allievi del corso 2009 mi hanno nominato “ Accompagnatore Enologico “ con tanto di diploma.

Visto questo anche oggi la boraccia era completamente vuota, faceva la sua figura, rispecchiava il set delle sette cose da tenere nello zaino…..ma acqua…nisba….in compenso e soprattutto per aver fede alla nuova figura assegnatami non dimenticavo quello che da sempre veniva chiamato “ Il nettare degli Dei “ facendo solo lo sbaglio di aver lasciata la bottiglia di Nebbiolo in custodia ad un “ Amico “ Maurizio Gottero, ben supportato da quell’altro merlo “ dal becco giallo “ Mario Mana……aggia a te.

Proprio vero :

Le cose che ti sono state e ti stanno più a cuore

devono essere custodite gelosamente

nel tuo zaino….. esteriore

e più ancora

all’insaputa di nessuno all’infuori di te !!!!

in quello interiore.

Alle 12 circa eravamo sul colle dal quale, su una cresta in fila indiana si mostravano a noi tre spuntoni identificati con il nome di “ Becchi rossi “ proprio perché formati da una roccia abbastanza erosiva mista a terriccio rosso del quale si nota il colore osservando lo sfasciume che veniva depositato ai piedi di questi spuntoni.

Invitavano a salire sulla loro sommità, regalando anche qualche emozione per chi voleva provare un pochino l’esperienza dell’esposizione al vuoto regalandosi qualche fotografia e un ricordo un po inebriante per aver osato un pochino e aver anche acquisito qualcosa di nuovo con il quale si è misurato e aver vissuto.

In questi frangenti ove quasi tutti si accingevano a salire su queste rocce invitanti ma comunque da un lato esposte ad un vuoto verticale di un centinaio di metri, mi trovavo con Monica , Sandra, Mario ( la prossima volta ti butto giu !!! ) ad innalzarci verso uno di questi becchi ascoltai la voce di Luigi ( quale responsabile con Carlo dell’escursione ) intento a fare foto; si presentò con suono più grave, con un…..Be…Em..Em….mi raccomando e….come dire a tutti noi :

Che sia il becco lungo o corto

che sia rosso, dritto o storto

non scordare che sei un uomo

e di volare ancor non sai

non andare oltre la punta

perché le ali tu non hai

Giunge l’ora della pappa, ci raduniamo nei pressi del colletto, per rifocillarci e bere un buon bicchiere di vino, ma una parte del pregiato nettare è dentro lo zaino di qualcuno che tarda a arrivare, perché guarda caso è impegnato a visitare una postazione militare, “ in dolce compagnia !! “ ( vi odio )

Bartolo ci soccorre all’inizio del pasto con una delle sue bottiglie di gran qualità, ma dopo il rifornimento che tardava ad arrivare, scatena l’A.E. Pedro, che si alza di scatto e scalzo senza un minimo riguardo, come un animale si invola sul sentiero per recuperare di persona l’amata bottiglia, e anche lui con un brontolio intimidatorio verso i ritardatari, ma in senso scherzoso, in contrapposizione a Luigi, pareva voler dire a tutti noi :

Anche tu puoi già volare

come un gabbiano sul grande mare

se hai un po’ libera la mente

dai troppi pensieri ; che non sono il presente

se ti fa compagnia un buon bicchier di vino

sei più libero in volo, incontro al Divino

Verso le 14 si inizia la discesa, in percorso ad anello, c’è aria di armonia, si scherza, la bevanda comunque in gran parte gradita e come al solito portiamo a valle i vuoti, ma già si percepisce il contributo, che sta portando, il sentiero agevole, fa si che ci si lasci andare un po’, si intonano canzoni, e a tre quarti della via si va formando un meraviglioso gruppo canoro di impronta femminile i cui componenti principali sono : Monica, Lu, Manu, Dona, Sandra, Eliana e a capo della band, una Ester che con un curriculum ben fornito di ogni tipo di canzone, ( con i bimbi ci sa fare !!!! )

Dai cantanti recenti allo zecchino d’oro,

ci hanno allietato sino al termine dell’escursione.

con lo splendido coro.

Un ritrovo al bar di Bersezio per una bevanda insieme e poi come al solito il classico : Baci abbracci e ….gargarismi,( come dice Dona ) con appuntamento alla prossima escursione.

Con augurio :

Che : un giorno cosi ben vissuto, ( allentando le catene di un mondo che ci vuole sempre più prigionieri, con le sue menzogne ) sia stato un esempio da seguire anche nella quotidianità di tutti i giorni, vi saluto caramente con questa frase che ho fatto mia e mai come oggi credo c’è ne sia tanto bisogno : La vita comincia dove il pensiero finisce.

Oggi pochi pensieri, ma tanta armonia con “ Sé “

Un abbraccio a tutti quanti i presenti all’escursione…………El Pedro

lunedì 7 settembre 2009

Faraut 2009

Sul Faraut avevo fatto la mia prima gita “lunga”, su un 3000, durante i campi scuola a Sant’Anna di Bellino.

Mi sa che saranno passati più di … 20 anni…

Domenica 30 agosto 2009, sul Faraut per ricordare i compagni che ci hanno lasciato.

Ci troviamo a Saluzzo alle 6 di mattina ed alle 7.30 ci incontriamo ad Acceglio con chi ha dormito all’Unerzio.

Quattro chiacchiere, pausa caffè e si riparte.

Dopo un lungo tratto di strada sterrata si comincia a camminare alle 8.50.

C’è la nebbia, in certi momenti così fitta e umida da imperlare con graziose goccioline capelli, occhi, guancie, barbe.

La strada, che percorriamo a piedi, ci conduce al rifugio Carmagnola, dove incontriamo alcune persone che vi hanno pernottato.

Di qui, comincia il sentiero che conduce alla cima e che costeggia la cresta con lo strapiombo verso la valle Varaita. In salita, a causa della nebbia, lo strapiombo è quasi invisibile e, solo al ritorno, si ha una percezione di quelle che paiono quasi falesie a picco sul mare di un paese del nord.

Raggiungiamo la cima poco prima di mezzo giorno: il cielo pare squarciarsi, in qualche momento. Dopo le foto di rito e la firma sul libro di vetta, ci si dedica al momento conviviale del pranzo: chiacchiere, formaggi, salami, vini, dolci …!

C’è anche chi parla di Africa con tale passione che non si può fare altro che diagnosticare: mal d’Africa!

Si ricomincia a camminare per la discesa e, quando si è quasi arrivati alle auto, il cielo è ormai perfettamente sereno e, in lontananza, si delinea il profilo morbido del Faraut: “Accidenti! Ma siamo andati fino là?”.

Paola

lunedì 24 agosto 2009

Pagarì – domenica 16 agosto

Un giro di messaggi mentre ascolto beato il concerto di ferragosto a Chianale in mezzo a dieci mila persone circa: “chi mi accompagna fino al Rifugio Pagare???”

Ormai è diventata una meta da ripetere tutti gli anni… sento la necessità di andare a ritrovare quei magnifici posti, il rifugio, fare quattro chiacchiere con Aladar, il gestore…

Partiamo in sette, pausa a Valdieri per la colazione dove arriviamo prestissimo…

Iniziamo la camminata alle 7.10, consapevoli che il sentiero è piuttosto lungo… facciamo pause regolari a distanza di un’ora l’una dall’altra, il tempo ci accompagna, fresco e assolato.

L’idea di mangiare la deliziosa polenta di “pignulat” preparata dalle sapienti mani di Aladar, in collaborazione della cognata, ma soprattutto gustare la birra più alta d’Europa, sono stimoli che fanno salire senza risentire della fatica e del fiato corto…

Sì, Aladar è anche mastro birraio, produce la sua birra nel rifugio a 2650m di altezza… buonissima, rinfrescante, rigenerante, soprattutto dopo 1450m di dislivello e poco meno di cinque ore di salita…

Arriviamo al rifugio alle 11.45 giusto in tempo per ordinare la polenta e gustare una prima bottiglia di birra come aperitivo.

A tavola!!! La polenta e formaggio è fumante nel piatto… nel silenzio si sentono appena i tintinnii delle posate…

Durante il pranzo si chiacchiera del più e del meno, la cognata si ricorda ancora quando qualche anno fa l’avevamo aiutato a sistemare la centralina di pompaggio acqua e produzione di corrente… Aladar invece ricorda bene il dolore del suo polpastrello quando gli avevo fatto cascare un pietrone sulle dita durante la costruzione di un muretto a secco…

Acqua passata… pensavo che in questo giorni avrei potuto dedicare tempo libero stare lassù con Lui a sbrigare piccoli lavori, ma dubito che mi assuma… provocherei altri danni alla persona…

Cosa c’è di meglio che sdraiarsi sulle pietre montonate nei pressi del rifugio per smaltire il sontuoso pranzo, osservano gli stambecchi curiosi e in cerca di sale…

L’idea viene subito smentita dalle goccioline che iniziano a cadere… Cavoli, dobbiamo scendere prima di prenderla tutta…

Iniziamo la discesa alle14.30, il tempo è clemente fino a metà strada, ma poi una serie di temporali brevi accompagna la nostra discesa veloce fin dalle macchine… dove arriviamo bagnati come pulcini… pazienza!!!

Che dire!!! Nonostante la pioggia, la gita è stata piacevole, ho esaudito il mio desiderio di andare al Pagarì, è stata la prima volta al rifugio per gli altri partecipanti, spero sia stato piacevole anche per loro nonostante la stanchezza accumulata a fine giornata…

Anzi sono certo che sarà anche questa gita archiviata nei cassetti della bella memoria, per il posto, per la compagnia, per la serenità che solo la montagna sa regalare…

domenica 9 agosto 2009

Chersogno – 9 agosto 2009

L’idea viene in mente a Ieio venerdì sera, probabilmente grazie al mega gelatone che stava gustando…

Perché domenica non andiamo a fare il Chersogno?

Mmmmm… si può fare, è una punta ancora da conquistare per parecchi di noi…

Ritrovo alle 7.00 a Sampeyre… con grande dispiacere il nostro bar preferito, dove crea cappuccini che sembrano opere d’arte è chiuso, dobbiamo ripiegare verso il bare in piazza sotto i portici, da “baffo” musone come sempre… sembra che sia un disturbo per lui se la gente va a fare colazione da lui… tant’è che il cappuccino ci va di traverso…

Risaliamo in auto il Vallone di Sant’Anna verso il colle di Sampeyre sullo spartiacque con il vallone di Elva… di qui inizia l’interminabile strada sterrata da percorrere rigorosamente in prima marcia perché molto dissestata fino al parcheggio…

Alle 8.30 iniziamo la nostra gita… percorriamo il sentiero pressoché pianeggiante che porta fino all’altipiano dove si trova la caserma e il Lago Camoscere… poco più in là, nascosto dalla foschia delle nuvole basse, fa capolino il nuovo bivacco Bonfanti, bello, tutto il legno, 12 posti a dormire, una favola… mi balza l’idea di passare qualche giorno in solitaria per dare ordine ai miei pensieri…

Dopo la colazione delle 10.30 riprendiamo il sentiero per la cima… le nuvole fanno brutti scherzi… a volte il sole vince, altre fatichiamo a vedere il nostro predecessore sul sentiero…

Una lingua di neve da attraversare senza problemi, iniziamo la salita vera e propria…

Al colle, verso le 11.30 incontriamo parecchia gente che scende dalla vetta… Ma quanti sono? A che ora sono partiti? La nostra curiosità è appagata quando tra i saluti facciamo quattro parole con alcuni di loro, scopriamo che oggi era l’anniversario della posa della croce, era il 9 agosto 1962…

Un peccato non averlo saputo prima, così che ci perdiamo la Santa Messa presso la croce… magari, anzi, ci avrebbe fatto bene…

Raggiungiamo la vetta a mezzogiorno… uno sguardo attorno sperando nello scioglimento delle nuvole… attendiamo qualche istante per fare la foto di rito e qualche pensiero, sogno, desiderio lasciati al vento… scendiamo velocemente, un po’ per il freddo, un po’ per la fame… raggiungiamo il bivacco, che con gran dispiacere è già pieno di gente… accipicchia ci tocca mangiare fuori…

Ognun di noi consuma quello che ha nel sacco, innaffiato dal buon vino portato da Manu e Bartolo, poi spuntano i dolcetti di Giusy, (oggi è il suo compleanno… intoniamo anche la canzoncina di rito)… concludiamo il pranzetto con l’elisir al caffè fatto dallo “stregone” Luca… buono, delizioso… Complimenti…

Il freddo e l’umidità invoglia tutti noi a ritornare alle macchine… riprendiamo il sentiero… qualche goccia tra la nebbia… dobbiamo affrettare il passo!!!!

Ma Ieio rallenta il ritmo, resta sempre indietro e trova la scusa che “ha gli scarponi lenti”… ahhhh balle… “date da fè che si piou”

A metà sentiero ci coglie un temporale di una mezz’ora, inumidisce tutti noi, anche nell’umore…

Alle 16.30 siamo alle macchine… la voglia di qualcosa di caldo per scaldare le nostre membra è tanta, così che andiamo a curiosare alla Meira Garneri… baita restaurata perfettamente, stupenda… nel salone padroneggia un caminetto enorme, favoloso… chissà come sarà in inverno passarci davanti le serate con un bicchiere di buon vino e in dolce compagnia!!!

Aimè è ora di rientrare… il saluto e un arrivederci alla prossima gita… speriamo prestissimo…

Mula

giovedì 6 agosto 2009

Ferie




Carissimi... la Scuola di escursionismo va in ferie... riprenderemo l'attività ufficiali il 30 agosto con la consueta gita al Faraut...
non ci resta che augurare buone ferie a tutti Voi...
passatele allegramente, all'insegna del divertimento, del riposo, delle camminate in montagna o del bagnasciuga al mare... insomma come i Vostri desideri...
ciao

lunedì 13 luglio 2009

Col d’Arsine – domenica 12 luglio

Gita “all’estero”…

Partiti all’alba con il pullman per questa bellissima escursione in terra francese… il silenzio, il lieve russare e le bolle al naso sono gli attori principali fino all’autogrill di Salbertrand, quando ci fermiamo per la colazione… ci precedono tre pullmann di vecchiette arzille e chiassose che intasano l’autogrill, a fatica riusciamo a prendere il nostro sospirato caffè. Proseguiamo il viaggio… dove facciamo una breve pausa al Col Lautaret per le foto di rito e lo spettacolare panorama sul ghiacciaio della Meje e sugli Agneaux caratteristiche punte gemelle, una bianca sempre innevata, mentre l’altra nera per le sue ripide pareti)… in dieci minuti raggiungiamo il punto di partenza della nostra escursione, appena dopo il paesino Le Pied du Col… calziamo gli scarponi, salutiamo l’autista raccomandandoci di ritrovarci al nostro arrivo presso il paesino Le Casset… proseguiamo su una strada bianca che conduce fino ad un parcheggio per auto, al confine del Parc Nazionale Des Ecrins (http://www.ecrins-parcnational.fr/)... Da qui il percorso è su sentiero, costeggia il fiume che scende impetuoso e raccoglie le acque dei ghiacciai... Luigi a capo della lunga fila di 39 partecipanti, io a chiudere… facendo ben attenzione a non perdere qualcheduno sul sentiero.

In un’oretta siamo in vista del Rifugio de l’Alpe de Villar d’Arene… una breve sosta per dissetarci e consumare qualche barretta… un gruppetto di curiose vacche intente a pascolare si avvicinano a noi curiose più che mai… alla nostra destra i ghiacciai delle vette sono vicinissimi, maestosi, colorati e con forme più svariate… sembra di toccarli con mano. Continuiamo il nostro itinerario in direzione S-E, di fronte a noi le cime degli Agneaux e i loro ghiacciai pensili… costeggiamo il Rio de la Planche… incrociamo una miriade di ruscelletti che con le limpide e gelate acque ingrossano il torrente. Alla mezza raggiungiamo il colle d’Arsine a 2348m Con una piccola deviazione, saliamo di 150m e raggiungiamo un laghetto anonimo, ma stupendo. Il ghiacciaio seminascosto dal pietrisco della morena scende fino a bagnare i piedi nelle acque ghiacciate… le sfumature tra il verde smeraldo e il grigio argento del ghiaccio vecchio di anni contrasta con l’acqua lattiginosa con sfumature azzurrognole del lago… intanto le nuvole hanno coperto il tiepido sole e il vento gelido penetra nelle ossa… ma non riesce a distogliere il nostro sguardo dallo spettacolo della natura…

La pancia borbotta e ci porta alla realtà.. dobbiamo raggiungere le nostre amiche Amabile, Marina e Marisa che sono andate in avanscoperta per i posti migliori nei pressi del laghetti per il lauto pranzo…

Ognuno di noi sceglie il suo posto per pranzare… gli zaini sono colmi di prelibatezze, formaggio, salame, dolci vari e immancabile il buon vino… il tempo vola… è già ora di riprendere il viaggio… le acque azzurre del torrente Petit Tabuc, il verde dei prati, il grigio dei pietroni creano tonalità di colori vivacissimi…

Breve sosta nei pressi del Lac de la Douche, per godere ancora per un po’ del bellissimo paesaggio prima di essere inghiottiti dal lariceto di fondo valle… il sentiero diventa di nuovo strada quando il fondo valle spiana… il lariceto sembra magico, bosco delle favole, abitato dai folletti… a loro lasciamo i nostri sogni, i nostri desideri, con la speranza che possano avverarsi per ognuno di noi… ritorniamo alla civiltà e in breve raggiungiamo il paesino Le Casset. L’autista, come promesso, ci attende appena fuori del paesi…

Siamo stati veramente bravi, 19 km di sentiero, circa 850m di dislivello, forse un po’ stanchi, ma felicissimi di aver, per un giorno, liberato la mente per dare spazio a immagini, emozioni, sensazioni, che solo una bella camminata nella natura può regalare… in attesa di un’altra bella gita…

Album: http://picasaweb.google.it/escursionismocaimonviso/COLLEDARSINE#

Mula

giovedì 2 luglio 2009

14° CORSO DI ESCURSIONISMO –Mini trekking: Parco del Monte Avic- 27-28/06/09 (By Ago)

1° giorno : Da Veulla-Chevrére (Champdepraz) , al Rifugio Barbustel e al Mont Torretta

Dopo essere partiti da Saluzzo alle 5,30 e da Carmagnola alle 6,00, ci ritroviamo in 35 alle 8,45 in frazione Veulla di Champdepraz (1307) pronti ad iniziare il mini-trekking.

Il tempo è molto bello e… quasi fresco quando iniziamo la salita seguendo il sentiero 5-C che parte con un’ampia mulattiera per poi diventare, a quota 1480, un ripido sentiero che svolta a sinistra e raggiunge in breve la località Magazzino (1550) ore 9,40.

Siamo immersi nel verde, il Pino Uncinato, il Pino Silvestre, il Larice, il sottobosco ricco di rododendri appena in fiore, sono sormontati dall’inconfondibile profilo del Monte Avic che domina la valle.

Alle 10 costeggiamo una grande Roccia Montonuta (1630) dal colore scuro, che presenta evidente l’erosione millenaria del ghiacciaio…

Dopo una pausa a quota 1740, alle 10,30 raggiungiamo il lago La Serva (1810) dove ci fermiamo per la colazione… intanto ammiriamo lo specchi d’acqua circondato dal verde, peccato che una grande slavina invernale abbia sradicato una notevole porzione di pineta.

Salti fino a quota 1930, ci fermiamo ad ammirare di fronte a noi il versante opposto della Valle d’Aosta dove il gruppo del Rosa e l’austero Cervino, entrambi molto imbiancati, fanno bella mostra di se (foto!)

Saliamo ancora velocemente ed alle 11,40 ci fermiamo brevemente in una piccola spianata (2030) per poi raggiungere alle 12,10 un ampio prato in località baite Cousse (2050) dove ci fermiamo per il pranzo.

Il sole è sempre caldo e si sta benissimo… per questo riprendiamo la salita un po’ a malincuore (ore 13,30) per arrivare al rifugio Barbustel alle 14,00 (quota 2200).

Appena sistemati in rifugio, 23 volenterosi riprendono la salita in direzione sud e, percorrendo inizialmente alcuni ripidi dislivelli su prato e quindi una pietraia, raggiungono il Col Blanc ed a seguire il Mont Torretta (2530) alle 16,45, superando nei pressi della vetta alcuni “passaggini” alpinistici … complimenti!

Intanto al rifugio giungeva il caro direttore Beppe, che in due ore si era “fumato” la salita (purtroppo non era potuto salire con noi perché il mattino era restato vicino alla carissima Lu che improvvisamente aveva perso il papà…) i nostri complimenti per la velocità lo hanno rallegrato… così come una bella doccia calda!

Dopo una cena quanto mai gradita e qualche canzoncina, la serata si conclude con un ripasso estemporaneo di tutte le domande più comuni e curiose scaturite in questo corso, da rimarcare le interessanti risposte che gli istruttori hanno elargito…

Dopo una sgranchita di gambe attorno al rifugio a guardar le stelle… e le costellazioni (dove saranno “l’ariete”, e il “leone” e lo “scorpione”…ma?!) tutti a nanna perché domani si parte presto…

2° giorno : Dal Rifugio Barbustel, salita al Gran Lago, discesa al lago Leser e ritorno a Veulla

Il tempo è sempre bellissimo, alle 7 siamo già in molti assiepati a fianco del rifugio per goderci il profilo del Cervino e del Rosa illuminati dal primo sole, spettacolo!

Fatta colazione, alle 8,15 riprendiamo il sentiero C-5 e costeggiati i laghi: Lac Blac , Lac Noir e Lac Cornu non lontani dal rifugio; saliamo sulla sinistra orografica del notevole torrente che ha qui scavato gole profonde e che si esibisce in innumerevoli cascate… davvero un bello spettacolo: di fronte a noi grandi pareti di roccia costellate di neve e cascate… illuminate dal sole che si alza alle nostre spalle ed inizia a riscaldarci!

Alle 9,00, Beppe approfitta di una breve pausa a quota 2300, per farci di nuovo osservare le rocce “montonute”, quindi veloci di nuovo su attraversando un’ampia “torbiera” per poi trovarci di fronte un ardito versante quasi completamente imbiancato di neve con un’enorme cascata al centro che risulterà poi essere l’emissario del Gran Lac nostra meta.

“Gasati”(!) da tanta bellezza… seguiamo entusiasti la ripida traccia che Beppe, Bartolo, Pedro e Luigi tracciano scalinando il costone nevoso che sale alternandosi a radi tratti rocciosi…

Sempre molto impegnati e disciplinati, saliamo veloci e compatti in fila indiana fino ad uno “spettacolare” traverso innevato (quota 2400) appena sopra alla grande cascata… e via(!) dopo solo un attimo di comprensibile timore procediamo belli e veloci a superarlo (protetti appena al di sotto dai nostri AE posizionati a guisa di catena umana di sicurezza… mitici!) per giungere quindi al Gran Lago alle 10,00.

Qui… veramente… SPETTACOLO! L’enorme invaso è circondato da tre lati da alte vette tutte imbiancate, le ripide discese di neve che giungono fino al lago sono istoriate da venature e disegni realizzati dall’acqua… la superficie del lago è tutta ghiacciata, ma non in modo uniforme, si possono infatti notare i diversi colori: più bianchi dove c’è ancora neve sulla superficie e più azzurri e scuri dove c’è ghiaccio puro… davvero bello!!

Da uno sperone roccioso poco sopra osserviamo e fotografiamo la valle sottostante, in lontananza gli innumerevoli laghi visti in salita sono piccole perle che brillano tra il verde circostante…

Alle 10,50 a malincuore si ridiscende, e dopo aver percorso il “brividoso” traverso di neve e gli altri a seguire, verso le 12,30 siamo nuovamente al rifugio dove, tra un mucchio di escursionisti domenicali (…ma da dove è sbucata tutta sta gente!) ci godiamo un bel pranzo al sacco, un po’ di vino ed un buon caffè… commentando la salita ed ascoltando le barzellette di Sergio!

Ore 14,20 si parte seguendo il sentiero 5 che costeggia il lago Vallet (2168) e ci porta su di un “aereo” percorso sul versante opposto di quello di ieri… da dove ammiriamo la sottostante valle. Superati alcuni ponticelli da “brivido”, alle 14,20 ecco una breve sosta al posto di osservazione panoramico a quota 2100 e quindi poco sotto al lago Leser (2020).

Il sole è sempre alto e la temperatura sempre più calda ci accompagna in una lunga e ripida discesa che ci porta tra boschi di conifere, spiazzi erbosi, torbiere… per poi farci raggiungere, un po’ affaticati, le auto alle 16,30 dove ci concediamo… una bella rinfrescata nella fontana gelata!

Incorniciamo quindi questa magnifica due-giorni con una pausa sopra Verrès (trattoria Omens) dove ci attendono Pino ed Ornella e… una montagna di leccornie per la grande marenda-sinoira finale ed annessa cantata, grazie all’accompagnamento del chitarrista amico dei nostri sempre cari valdostani!

P.S. questo trekking ha lasciato in “sospeso” alcuni interrogativi cui non sappiamo dar risposta…

Com’è possibile che il “minuto” Giorgio riesca a mangiare così tanti panini…in pochi secondi?

Come mai Ago non riesce a prendere la TV “Capo d’Istria” nonostante l’antenna…?

Cosa era disegnato sulla stufa della storiella di Sergio…?

E’ vero che… “enta fè atensiùn a dormi tra Ariete e Leun”…?


- Il traverso ed il lago -

Al Barbustel dopo il vino, la sera

si fa una scenetta un po’ finta e un po’ vera

sulle domande che si fan in montagna…

così l’allegria ci è amica e compagna!

L’indomani salendo, alla meta sognata la sera

un “traverso” di neve è una prova severa

ma hai nostri allievi non gliene fa un baffo…

e per giungere al lago allungano il passo!

Il lago è enorme ed è tutto gelato

la sua vista incredibile ci ha davvero premiato,

è magnifico il trekking… e l’Avic da lassù

ci guarda e si gode questo bel cielo blu!