martedì 31 agosto 2010

2.a EDIZIONE CORSO DI FOTOGRAFIA IN MONTAGNA


Carissimi...
parte il 2° corso di fotografia in montagna... uno modo nuovo per migliorare la dimestichezza con la macchina fotografica digitale e nello stesso tempo scoprire nuovi mondi sulle nostre amate montagne attraverso "un occhio indiscreto"...
partecipate numerosi...

lunedì 23 agosto 2010

1° CORSO SPELEO


Carissimi...
a settembre inizia il primo corso di speleologia organizzato dai nostri amici del "Gruppo Francesco Costa"...
per chi volesse esplorare non solo le montagne, ma anche le sue segrete profondità...

mercoledì 4 agosto 2010

PUNTA DELLE GUGLIE

Carissimi...
i nostri amici "veterani" del Cai hanno messo una croce sulla Punta delle Guglie per ricordare il nostro caro amico Nanni Turco.
GIOVEDI' 12 agosto in occasione dell'inaugurazione il vescovo di Saluzzo celebrererà la messa in punta.
per chi interessato il ritrovo è alle 6.30 presso il piazzale della piscina di Piasco.

per info: LUIGI LAZZARATO 338 9550530

martedì 3 agosto 2010

TOUR DI ROCCA LA MEJA - DOMENICA 1 AGOSTO 2010

Son appena le 6 e mezza quando ci ritroviamo ancora un po’ assonnati al bar di Dronero per la colazione….la levataccia è stata inevitabile, oggi ci aspetta il tour di Rocca la Meja con quasi 1200 m di dislivello…meglio partire per tempo! Superati i numerosi tornanti della val Maira, lasciamo le auto alle grange Selvest, poco sopra Preit, e ci incamminiamo a passo spedito lungo la comoda strada che presto, nei pressi delle Grange Culausa lascia il posto ad un sentiero che si inoltra verso la Meja: un leggero venticello di tanto in tanto allieta il nostro cammino, mentre oltrepassiamo greggi al pascolo e ci informiamo dai più esperti sui nomi delle vette che ci sovrastano. Arrivati al bivio per il lago Nero ci concediamo una breve pausa, utile per uno spuntino ma anche per spalmarci un po’ di crema o scattare qualche foto; tra una chiacchiera e l’altra riprendiamo il cammino passando accanto a una lapide posta a ricordo degli alpini che nel 1937 persero la vita proprio qui, sotto una slavina. La marcia prosegue, accompagnata dalle nostre chiacchiere e risate e dai fischi delle marmotte e presto passando al Colle del Preit ci ritroviamo ad ammirare il vasto e verdeggiante altopiano della Gardetta…una vista che lascia senza parole, sembra di camminare in un paesaggio fiabesco… Ed eccoci ormai ai piedi della Meja…spettacolare nella sua imponenza…sembra quasi vegliare su di noi che continuiamo a girarle intorno e pian piano ci avviciniamo al colle della Meja: qui ci aspetta un panorama mozzafiato, sul cui sfondo la fa da padrone il “nostro” Monviso…vien voglia di fermarsi un po’ per godere il più a lungo possibile della pace che regala questa vista…ma è bene rimettersi in marcia… Per prudenza evitiamo la discesa lungo il canalino e ci ritroviamo così ad allungare un po’ (un bel po’…) il nostro tour, passando per il colle Ancoccia, il colle del Mulo e il colle della Valletta dove decidiamo di fermarci per il pranzo. In un attimo siamo tutti alle prese con le nostre prelibatezze che non esitiamo a condividere tra una risata e l’altra… qualcuno poi si concede un po’ di relax, altri osservano sulla carta il percorso già fatto e c’è persino chi si fa massaggiare… Tra una battuta e l’altra presto arriva l’ora di rimetterci in marcia: il percorso è ancora lungo e non meno impegnativo dell’andata e la stanchezza inizia a farsi sentire… per fortuna ogni tanto una leggera brezza ci rinfresca un po’… peccato non trovare anche un po’ d’acqua! Arriviamo nei pressi del lago Nero, ma ci accontentiamo di ammirarlo da una certa distanza… di passi ne abbiam già fatti abbastanza e le auto son ancora lontane! Ormai procediamo un po’ per inerzia e ci rinfranca il pensiero che quando saremo alle auto ci si potrà rinfrescare un po’ mettendo i piedi a bagno nel fiume… Finalmente ci siamo! L’acqua gelata è un toccasana per i nostri piedi indolenziti… effettivamente abbiam percorso più di 18 km, per cui la stanchezza è ampiamente giustificata!
Una veloce merenda a San Damiano Macra conclude la nostra domenica, trascorsa ancora una volta in allegria e semplicità…un’altra giornata da custodire gelosamente nel proprio album dei ricordi…
Ma-Ester

giovedì 29 luglio 2010

S.BERNOLFO - COLLE DEL BUE domenica 25 luglio 2010

Domenica sveglia all’alba per la gita sociale in Valle Stura.
Siamo in 40 (“er mejo” dell’Escursionismo, dell’Alpinismo Giovanile e degli Amici in genere!) a salire alle 7,50 appena sotto San Bernolfo(1700) in direzione sud verso il Rifugio del Laus.
Il cielo limpidissimo e la bassa temperatura (8 gradi!) ci spronano a procedere spediti, così in 30 minuti raggiungiamo il rifugio e subito dopo il lago di San Bernolfo (1913) che lasciamo alla nostra sinistra. A quota 1940 (ore 8,30) svoltiamo ancora a sinistra in direzione del Colle del Bue ed iniziamo una ripida salita, sempre mantenendoci all’ombra della Testa del Vallonet.
Alle 9,15 superiamo quota 2200 ed alle 9,30 ci imbattiamo in un traverso di neve a quota 2300 veramente ghiacciatissimo(!) tanto che per attraversarlo in sicurezza siamo costretti a ridiscendere leggermente. Arriva un po’ di sole… così Pedro e Bartolo si inteneriscono e concedono alla “ciurma” una pausa per la veloce colazione.
Il sentiero (P21) si fa sempre più ripido; la nostra nuova amica, Maria, continua a ringraziare sottovoce Ester per avergli proposto questa gita facile-facile… ed intanto evita di guardar di sotto e di imprecare, essendo Lei veramente molto educata!
A quota 2500 un gradito “passaggio aereo” ci fa lasciare alla nostra destra il colle della Guercia (2457) con vicina casermetta, per portarci in breve al bellissimo colle del Bue (2610).
Guardando dal basso, trattasi di una profonda spaccatura nella roccia, che oggi spicca ancor di più sullo sfondo del cielo azzurro! Il miglior premio per tanta fatica è lo spettacolare vallone che ora si apre di fronte a noi con più in basso il lago Gorgia.
Sono le 11, ci riposiamo al sole godendoci il panorama delle sottostanti vallate…
Potremmo chiamarla “la magia della montagna”, quella che crea un’istantanea condivisione di sentimenti tra tutti noi, pur così diversi, ora che ci troviamo davanti a tanta bellezza!
Elisabetta salta agile sulla ripida cresta, sparando foto a raffica incurante del pauroso ed incombente strapiombo(!): sembra essere di casa quassù, eppure viene da molto lontano…
Scesi al lago già denominato Gorgia (da ora in poi detto “Delle Sirene”) ci schiantiamo a terra, facciamo un rapido pediluvio e trovata la pietra “tagliere” diamo inizio alla danza di: salumi, salami, formaggi, frutta, torte, dolci, ecc. ecc.
Un numero imprecisato di bottiglie è già al fresco nel lago, i bicchieri si sprecano… (specialmente quelli di Geppe che scompaiono misteriosamente!) così i vari vini e liquori raggiungono tutta la banda!
Chiacchiere, risate, relax… da alcune istantanee sembra di essere al mare nel primo dopoguerra, con i maxi costumi neri che proteggono le nudità; nudità delle nostre Sirene che danno appunto il nuovo nome al lago (…o forse erano le sirene dell’ambulanze che ci porteranno alla “Neuro”?!)
Alcune foto di gita: «Sirene distese al sole», «Maicol che esce dal lago meglio della Venere di Botticelli stracarico di “nettare”», «Ieio assopito quasi palpato dalle Sirene», «Bellezze paparazzate sullo scoglio», «Maria+Giancarlo stravaccati a ridere su di un telone… panoramico», «Pedro che mangia le croste», «Geppe che cerca un bicchiere»…
Sono le 14 quando si riparte a malincuore per completare il giro ad anello.
In discesa seguiamo un fresco torrentello che, tra salti e cascate, ci porta al sentiero P19 e poi giù per prati fioriti e fitti boschi di faggi, fino a ritrovar la strada nei pressi della borgata Callieri (1455). Da qui i piloti risalgono a prendere le auto per poi fermarsi al Bar a Strepeis per la meritata bevuta finale! Grazie a tutti per l’allegra e bella… passeggiata!
Ago

- LE SIRENE -
Se le senti cantare non ci far caso
loro forse sono le Sirene del lago
o è il pediluvio che ti rallenta…
e a poco a poco perdi la coscienza.
Coscienza di un sole e posto così bello
che ti resterà impresso nel cervello
e ricorda che aprendo la bottiglia si fa il botto,
ma tocca ferro… se senti la sirena del 118!

venerdì 9 luglio 2010

Laghi di Ryoure - domenica 4 luglio 2010

Ore 6:00 di domenica mattina: ci ritroviamo, qualcuno un po’ assonnato, qualcuno fin troppo sveglio, pronti a partire. Dopo una doverosa tappa volta al recupero di altri temerari e al beneamato bar di Dronero raggiungiamo Chiappera per poi parcheggiare al “campo base” (wow….addirittura!!).

Un venticello gelido ci rincorre mentre ci avviamo sul sentiero; il verde e l’azzurro fanno da padroni assoluti mentre, salendo, ci lasciamo alle spalle la sagoma della Provenzale.

Saliamo con calma, fermandoci solo per pausetta colazione e dopo 2 ore raggiungiamo il colle Mourin...incredibile, la neve è poca!!

Incrociamo sul nostro cammino un gruppetto di prodi cavalieri accompagnati da un esserino grigio, peloso, oppresso dai bagagli e con le orecchie lunghe…no, non è un uomo è solo l’asino Mosè.

E poi via con la sfilata dei laghi. Il primo, in cui si specchiano le montagne chiazzate di neve, seguito dal secondo e, dopo una breve pietraia, dal terzo. Per non farsi mancare niente, qui e là ci sono sparsi altri laghettini, o pozzangherone se vogliamo essere meno poetici, frutto dello scioglimento della neve.

Avvistiamo, parecchio più in alto, qualche camoscio o stambecco che sia, insomma dei quadrupedi prettamente alpini, che scorazzano sulla neve con la naturalezza che abbiamo noi quando camminiamo per strada. Bello essere un “4x4”!

Raggiungiamo il colle Ciabrera, dove ci dedichiamo al pranzo, come sempre abbondante, condiviso e ben “annaffiato”.

Una pausa, qualcuno si dedicata alla siesta e poi di nuovo tutti in cammino fino ad incrociare il sentiero che arriva dal colle di Bellino e scendere fino alle macchine.

Una quantità incredibile di genzianelle punteggia la discesa, che spettacolo.

Arrivati alle macchine si millanta di aver fatto 1.000 mt di dislivello….sarà ma o siamo in gran forma o la giornata è stata così bella che la fatica non si è fatta sentire.

Plin plon: fine del momento serietà.

Bene, la cronaca dell’uscita, breve chiara e coincisa sta qui sopra, qui sotto invece c’è quel “di più” che proprio non si riesce a trattenere.

Ed è un di più fatto d’allegria, di occhi assonnati quando ci si presenta all’appuntamento mattutino ancora intorpiditi dal sonno ma con il sorriso che è proprio lì, acciambellato e arruffato, pronto ad uscire.

E’ un di più fatto di un viaggio in macchina e canzoni canticchiate a mezza voce, arrotolati sui sedili mentre il sole inizia a scaldare. E’ l’incanto delle cascate che sembrano darci il buongiorno con quel loro canto scrosciante.

Sono gli scherzi, le battute, le punzecchiature bonarie mentre gli scarponi vengono allacciati e la crema solare spalmata in stile “colori di guerra della tribù dei piedi candidi” fin quando qualche anima pia non ti rincorre per avvisarti delle tracce bianche che ti porti in giro.

E’ un di più fatto di un chiacchiericcio che non si spegne neanche nelle salite più ripide, sono strofe di canzoni intonate a più voci, sono borracce passate di mano in mano, cioccolato che si scioglie sulle dita. E’ un saltellio tra una pietra e un’altra e uno sguardo indietro per vedere se c’è qualcuno in difficoltà, è una serie di mani tese per sorreggere da uno scivolone.

E’ un di più fatto di una roccia cercata con cura, una tavola improvvisata intorno alla quale riusciamo a stare tutti in uno spingi spingi generale per non lasciare fuori nessuno perché a pranzo si sta tutti insieme e si continua a ridacchiare per qualsiasi sbuffo o frase o parola e l’ironia la fa da padrona (beato chi sa ridere di sé stesso perché non finirà mai di divertirsi!).

Il di più è fatto di discorsi impegnati, di impressioni di vita, di argomenti che iniziano in modo pacato per poi infiammare gli animi e ti ritrovi a camminare sempre più lentamente perché bisogna spiegare, bisogna capire, bisogna comprendere…e stemperare tutto con una foto scema.

E’ la consapevolezza che quello che unisce è una passione comune; siamo tutti qui per quello, ma sarebbe da stupidi non approfittare di questo amore per la montagna che ci accomuna per scoprire chi abbiamo accanto.

Il di più è il “bagno” nel ruscellino gelido, il rabbrividire perché per gelido s’intende proprio gelido ma la voglia di starsene con i piedi a mollo è più grande e sembriamo una serie di anatrelle rabbrividenti e dedite alla pulizia.

E, ciliegina sulla torta, è lo storcere il naso all’idea di salutarsi semplicemente così, con un arrivederci e grazie, perché è un peccato abbandonare tutta quest’armonia. E allora si finisce di nuovo intorno a un tavolo, a pituccare uno dal piatto dell’altro una fetta di pizza, una forchettata di polipo, due tagliolini, una cucchiaiata di dolce. I volti arrossati dal sole, il mal di stomaco a forza di ridere, la stanchezza che inizia a farsi sentire.

Lorenza…

martedì 29 giugno 2010

RIFUGIO GASTALDI e LAGO DELLA ROSSA 26/27 giugno 2010 - minitrekking 15° corso escursionismo

1°gg: Valli di Lanzo-Pian della Mussa (1850), Rifugio Gastaldi (2659), Cima 15°Corso (2921)
In quasi 37 (in 36+Dona che arriva il pomeriggio) iniziamo a salire dal Pian della Mussa alle 9,20 di sabato. Il tempo è bello, con sole e cielo terso, mentre seguiamo il sentiero 222 verso il rifugio Gastaldi.
L’ascesa è abbastanza ripida così con poche brevi soste, alle 10,30 per colazione (2150) ed alle 11,00 per un simpatico traverso di neve aperitivo per domani(?!) a quota 2300, riusciamo a raggiungere il rifugio poco dopo le 12. Alcune vaghe nuvolette oscurano a tratti il sole mentre, allegri ed affamati, ci spaparanziamo nel piazzale antistante l’ingresso per il pranzo al sacco… al solito graditissimo e ben annaffiato!
Osserviamo davanti a noi l’ampio vallone detritico, copiosamente coperto di neve e circondato da alte cime: Croce Rossa (3566), Punta Maria (3302), Punta D’Arnas (3560), La Bessanese (3604), mentre alle nostre spalle svetta alta La Ciamarella (3676).
Sistematici nell’ampia camerata all’ultimo piano del bel rifugio, alle 13,50 in 25 saliamo in direzione nord-ovest su di una detritica crestina segno della forza dell’ormai ritirato ghiacciaio; in un’oretta raggiungiamo una falsa-cima senza nome a quota 2921 che, per intenderci, ci piace chiamare “Cima 15°Corso”!
Dopo le foto di rito, riscendiamo al rifugio sempre seguendo la detritica crestina, facendo non poca attenzione ad evitare le scivolate in discesa… forse un altro aperitivo per domani(?!).
Al rifugio ci disponiamo ad ascoltare (alle 18) la presentazione del libro “LA SPOSA DELL’ARIA” da parte dell’autore Marco Albino Ferrari (fondatore e direttore della rivista Meridiani Montagne). Le vicende si svolgono proprio sul ghiacciaio della vicina Bessanese e narrano dell’avventura di un antico “amore” di fine ottocento, che riesce a superare le vecchie divisioni fra i potenti (l’ammiraglio dell’aria Giuseppe) e i popolani (la diciottenne bellissima Annetta), ma purtroppo non le ardite vette delle alpi… se però l’aerostato “Stella” ha fallito, un’altra “buona stella” veglierà sugli sposini…
Intanto Dona ci ha raggiunto, bella, vispa, contenta e tanto di più quando si accorge di essere stata inconsapevole compagna nella salita proprio dell’autore del libro… che gli ricama una dedica speciale! (n.b. per la serie “Cuori infranti sui Sassi Alpini!”)
Il rifugio è pieno (circa 100 persone!) così ci accontentiamo volentieri del secondo turno della cena che finalmente inizia alle 20. Saggia scelta per poi avere un po’ più di respiro per un bel dopo-cena… (vedi sotto). Il caro rifugista Roberto Chiosso ed i suoi validissimi collaboratori hanno notevole successo quando ci servono fumanti piatti di pasta, minestrone e spezzatino con verdure… cosa da far resuscitare i morti(!) il tutto accompagnato da salumi nostrani, formaggi vari e abbondante vino!
A seguire il già citato “respiro del dopocena”… che si trasforma in un fragoroso successo grazie alle nostre vivaci canzoni che, alternate ad alcuni classici evergreen, coinvolgono tutta la sala da pranzo!
Alle 22 cerchiamo un po’ di respiro nella semioscurità del piazzale… canticchiando sommessamente le ultime note (sopra ci sono gli alpinisti che domani si alzano alle 4.00) e cercando di dare un nome alle rare stelle che spuntano dalle nubi grazie al planetario di Lorenza, ci auguriamo… Buona Notte!
2°gg: Rifugio Gastaldi, Lago Collarin (2839), Lago della Rossa (2715), Passo delle Mangioire (2768)
Notte fonda… tra borbottii e russamenti vari, con poco sonno, ma pur sempre di gradito riposo.
Ore 4,30 … 5,00 qualcuno che non dorme (Amabile e il sottoscritto) passeggiano nel piazzale e poi anticipano la colazione alle 5,30, in coda agli alpinisti che alle luci dell’alba iniziano a salire verso la Punta Maria. Ore 6,18 il “Guru”(?!) è appollaiato sullo sperone di fianco al rifugio a godersi una strana alba: la parete rocciosa di fronte è a picco, così costringe il sole e sorgere… di fianco(?!) come se fosse un bimbo curioso che fa capolino dallo spigolo di un muro per vedere “cosa c’è dietro l’angolo”. Da qui è davvero bello vedere la lontana valle immersa nella nebbia, con sopra il cielo blu… ed attendere il sole che viene ad accarezzarti!
Ore 7,30 colazione per tutti ed ore 8,20 partenza per il Lago della Rossa, non prima della foto di rito col bravo rifugista e la sua banda.
Scendiamo verso sud perdendo (mannaggia!) subito 100 m di dislivello, attraversiamo un bel guado gelato cercando di non andare a mollo, è strano sentire l’acqua scorrere sotto il sottile strato di neve che ci sostiene! Spettacolo avvincente, è curioso come le due forme dell’acqua (solida e liquida) qui si rincorrano e giochino insieme: la neve e il ghiaccio silenziosi, si lasciano scavare dal di dentro dell’allegra ed irrefrenabile acqua, che poco a poco li trascina con se nel fiume che corre a valle a portare nuova vita…
Ore 9, grazie ad una bella salita su neve siamo di nuovo a quota 2650 (come il Rifugio!), sopra di noi Punta Maria ci guarda mentre incrociamo il cartello del bivio per il Lago Crotas che appena spunta dalla neve.
Bartolo e Beppe ci consentono una breve sosta colazione alle 9,30 (2750) per poi impegnarci in un ardito zig-zag sulla neve, che salendo verso destra ci porta veloci a quota 2880; da qui magnifica vista sulla sottostante profonda valle tutta imbiancata, con in lontananza il Lago Collarin e, parzialmente nascosto, il Lago della Rossa… davvero bello!
Sono le 10,30 quando, scendendo leggermente, costeggiamo il Lago Collarin quasi completamente ghiacciato, per poi risalire di fianco al grande Lago della Rossa la cui superficie è cosparsa da innumerevoli “occhi” verde chiaro, che ci guardano tra il bianco del ghiaccio componendo strani disegni… ricami… stelle…
Alle 11,10 ci fermiamo un’oretta per il pranzo (ancora qualche salamino… formaggino... tortino… e un po’ di vino!) prima di scendere a costeggiare il lago, svoltare a sinistra ed imbatterci nel famigerato… “Canalino della Paura”(!), ma quale paura: è solo una discesona di neve quasi a 45° (di più del Genepì!) che ci invita a scendere passo a passo avendo cura di mettere il tallone con forza dove lo ha messo chi ci precede (… momenti mi cala l’ernia a forza di piantare il tallone!)
Grazie alle rassicurazioni ed al preziosissimo aiuto di: Luigi, Bartolo, Beppe, Piero, Super-Mario, Giancarlo, Luca-Rocco… per non parlar della prese volanti in scivolata di Maurizio che si placca Manu e quasi Ester e di Mula con Elisabetta, Cristina e Maria (strano modo di approcciare l’altro sesso!) e Monik che blocca Maria-Tere… alle 13 giungiamo in fine tutti alla base del canalino, che è ancora più impressionante e bello visto dal basso!
Siamo a quota 2600 e percorriamo un falsopiano con vaga neve e belle cascate poi, alle 13,30, quando già speravamo di aver superato il peggio, eccoci salire al Passo delle Mangioire (2768): una stretta fenditura nella roccia dove tira un vento gelido… ed ancor più gelati ci sentiamo noi quando guardiamo di sotto… il secondo “Canalino della Paura”! Ma ormai siamo abituati… allenati… quasi esperti e così giù(!) seguendo le tracce e piantando i talloni come dei forsennati (facendo sempre attenzione all’ernia!) per raggiungere un vago piano (2660) e poi alle 15 la fine della neve a quota 2550… finalmente!
Continuiamo veloci, nel limite della stanchezza(!) solo con brevi pause per ridacchiare delle belle difficoltà superate e rifornirci di acqua poiché il giro che stiamo facendo è davvero lungo (circa 14 km!), fortunatamente delle gentili nuvolette ci hanno protetti dal sole tutto il pomeriggio, altrimenti saremo finiti tutti arrosto!
Chiacchieriamo ora più rilassati mentre, nonostante la fatica, seguiamo il sentiero che si snoda tra prati e larici e che, con ripidi salti, ci porta in mezzo al verde e poi finalmente all’agognato Pian della Mussa!
Sono le 17,45 quando, giunti alla auto, ci salutiamo stanchi, sudati, ma felici di aver percorso con successo quest’impegnativo giro tra le alte vette!
Complimenti a tutti, AE, Aiuti, Aggregati e soprattutto agli Allievi che sono stati veramente bravi, volenterosi, tenaci e subito pronti ad inserirsi in un gruppo affiatato…
Allievi: Barbara, Claudia, Cristina, Elisabetta, Enrica, Gian Carlo, Lorenza, Luciano, Maria Teresa C., Maria Teresa R., Marco, Maria R., Maria T., Micaela, Ramona, Simona.
Accompagnatori e Amici: Ago, Alessandra, Amabile, Bartolo, Dona, Ester, Forest, Gepe, Ieio, Luca, Luigi, Maicol, Marco, Mario, Manu, Mauri, Moni, Mula, Pedro, Sandra, Sara.
Ago
p.s. Auguri agli allievi per tanti altri fantastici trekking, che magari potranno essere più interessanti, più organizzati, ma di certo non più belli di questo, perché sì sa…”Il primo trekking non si scorda MAI!”

“ ACQUA-NEVE “
Cos’è il rumore che ci giunge lieve
mentre pian piano saliamo su al lago
su una vasta distesa di candida neve
sotto un cielo dall’antico presagio?
La forma, sostanza che or ci sostiene
già forse domani giù a valle sarà
in un groviglio di arterie e di vene
per dar nuova vita… a quel che verrà.