La Giunta di Sanfront dice “si” alla richiesta del Cai di ripristino della segnaletica di un sentiero sul Monbracco che verrà intitolato a Carlo Mattio - Quotidiano online della provincia di Cuneo
Carissimi amici... il comune di Sanfront ha approvato il porgetto presentato da noi per il ripristino di un sentiero al monbracco ed intitolazione al nostro caro amico Carlo Mattio e sua moglie Marina scomparsi nel maggio 2012.
Adesso non ci resta che rimboccarci le maniche e procedere con i lavori...
Abbiamo bisogno di braccia forti, ma soprattutto di buona volontà per ripristinare un bel sentiero...
sono parte le iscrizioni per i volonatir...
Grazie sin da ora...
Beppe
giovedì 8 agosto 2013
sabato 20 luglio 2013
Escursione Sociale Domenica 28 luglio: Laghi di Fremamorta
Domenica 28 LUGLIO proponiamo la gita in Valle Gesso ai laghi di Fremamorta: una bella escursione all’interno del Parco delle Alpi Marittime, con salita a cinque laghi posti di fronte al versante ovest del massiccio dell’Argentera.
Dislivello in salita: mt 800
Tempo di percorrenza dell’anello: circa 5,30/6 ore
Difficoltà: E
Ritrovo a Saluzzo - stazione dei treni h. 7.00
Colazione al bar Orso Bianco di Borgo San Dalmazzo h. 7.50
Partenza dell’escursione dal Gias delle Mosche, 3.5 km sopra a terme di Valdieri h. 9.00
Prenotazioni entro venerdì 26 luglio:
Giordana Elena (Lu) 328 4179428
Forestello Marco (Forest) 333 8390427
Vi aspettiamo numerosi!!!
lunedì 8 luglio 2013
CAMMINARE NON E' UNO SPORT
Approfitto di questo spazio per condividere con chi legge il primo paragrafo di un libro che sto leggendo in questi giorni... vi ho ritrovato molti dei pensieri che spesso mi passano per la mente.
1. CAMMINARE NON E’ UNO SPORT
Camminare non è uno sport.
Lo sport è una faccenda di
tecniche e di regole, di risultati e di competizione, che richiede un lungo
apprendistato: conoscere le posizioni, introiettare i gesti corretti. E poi
vengono, molto dopo, l’improvvisazione e il talento.
Lo sport è
fatto di risultati: a che livello sei? Qual è il tuo tempo? E il punteggio? E sempre quella separazione
tra vincitore e vinto, come in guerra… C’è, tra la guerra e lo sport,
un’affinità da cui la guerra trae il suo onore e lo sport il suo disonore: il
rispetto dell’avversario la prima; l’odio del nemico il secondo.
Lo sport è
anche, ovviamente, senso della resistenza, gusto dello sforzo, disciplina.
Etica, impegno.
Ma è altro ancora: attrezzature, riviste, spettacolo,
commercio. E’ prestazione. Lo sport è pretesto per cerimonie mediatiche immense
dove si accalcano i consumatori di
marchi e immagini. Il denaro lo pervade per immiserire gli animi, e la medicina
per costruire corpi artificiali.
Camminare
non è uno sport. Mettere un piede davanti all’altro è un gioco da bambini.
Nessun risultato, nessun numero quando ci si incontra: il camminatore dirà
quale strada ha preso, quale sentiero offre il miglio panorama, quale vista si
gode da quel certo promontorio.
Si è
provato, è vero, a creare un nuovo mercato di accessori: calzature
rivoluzionarie, calzini fantastici, zaini ipertecnici, pantaloni estremamente
funzionali…
Si cerca, sì, di insinuarvi uno spirito sportivo: non si
cammina più, si fa “trekking”. Sono in vendita bastoncini affusolati che fanno
somigliare chi cammina a un improbabile sciatore. Ma ci si ferma qui. Non si
può andare oltre.
Camminare:
non si è trovato niente di meglio per andare più lentamente. Per camminare,
occorrono anzitutto due gambe. Il resto è inutile. Volete andare più veloci? In
tal caso non camminate, fate altro: guidate, sciate, volate. Non Camminate. E
poi, camminando, c’è un solo primato che conta: l’intensità del cielo, lo
splendore dei paesaggi. Camminare non è uno sport.
E’ pur vero
che, una volta in piedi, l’uomo non sa star fermo.
Frederic Gros, ANDARE A PIEDI Filosofia del camminare, Garzanti
Per voi che significato ha camminare....?
Luca
venerdì 5 luglio 2013
Refuge de Chambeyron - 2013
Sabato 29 giugno 2013
I visi assonnati e gli sbadigli alle sei del mattino non
lasciano filtrare l’entusiasmo che pervade molti all’idea di trascorrere due
interi giorni in alta quota, ma la colpa è da attribuire solo alla levataccia anticipata
che già dopo i primi chilometri in pullman fa ricadere parecchi tra le braccia
di Morfeo.
L’incantesimo capace di risvegliare i sensi si chiama...
pasticceria di Bersezio: un luogo magico dove gli occhi si sgranano davanti a croissants
“grondanti” di crema pasticcera e l’olfatto viene pervaso dal profumo di
particolarissimi biscotti alla lavanda.
Da qui in poi l’atmosfera si carica di voci squillanti e,
tornante dopo tornante, superato il confine di Stato, raggiungiamo St Paul sur
Ubaye, un piccolo villaggio che si innalza su un promontorio circondato da
pareti rocciose vertiginose.
Gravati dai pesi degli zaini (alcuni sono veramente
enormi... ma le scorte alimentari e “idriche” ospitate al loro interno faranno
la gioia di molti a cena!!) ci incamminiamo ammirando le stradine accoglienti,
le case dai balconi fioriti, i lavatoi, l’aguzzo campanile, mentre qualcuno fa
notare anche la presenza di un ghiro addormentato sulla soglia di una vecchia
dimora.
Seguiamo le indicazioni per Fouillouse imboccando l'evidente sentiero
che inizia a guadagnare quota a tornanti nel bosco. Una breve digressione dal
percorso classico si trasforma in un divertente fuori programma tra rami da
scansare, tronchi sotto i quali aprirsi un varco e terreno pantanoso nel quale
incedere. Superata questa prova (era un
esame per i corsisti??) siamo ormai in vista di Fouillouse che appare
al di là del torrente. Una discesina al ponte e la breve risalita alla
chiesetta per il meritato banchetto delle tredici.
Il pomeriggio ci riserva la salita fino al Refuge de Chambeyron: un’escursione
grandemente panoramica per l’aereo percorso del sentiero d’accesso che si
sviluppa per un lungo tratto tra aperte e soleggiate praterie, descrivendo ampi
tornanti, con bella vista sul vallone di Fouillouse, sul Brec de Chambeyron e
sull’alta valle dell’Ubaye, con i borghi di Grande Serenne e Saint Paul.
Arriviamo alla spicciolata desiderosi di trovare riparo dalla pioggia
che ci accompagna nell’ultimo tratto e ci ristoriamo nel locale mensa in attesa
dell’assegnazione delle camere.
Elementi caratterizzanti la permanenza in questa struttura si
riveleranno: il suggestivo Lac Premier, i letti a castello con il terzo piano
“da paura”, i lavandini trasformati in docce con getto di acqua ghiacciata
tonificante ed ottimale per la riattivazione della circolazione, la cena “alla
francese” con “soupe - consommé” (ma il pane dov’è?) seguita da pasta (voilà il
cesto del pane!) e contorno di spezzatino “brodaglioso” (meno male che nello
zaino di Pasquale aveva trovato posto il Parmigiano Reggiano!!)
L’arte culinaria un po’ sotto tono dello chef si esprime però
pienamente nella creazione di deliziose “tartes” alle mele ed ai mirtilli (per
chi si è lasciato tentare...) che vengono accompagnate da ripetuti assaggi di
genepy.
Un cartello alla parete ci avvisa che alle nove “il faut faire
silence!”, ma il vociare squillante, alimentato anche da qualche bicchierino
alcolico, perdura ben oltre l’orario consentito.
Non resta che affrontare la scalata ai nostri letti per richiamare alla
memoria la carrellata di immagini che hanno animato questo primo giorno in
quota prima di abbandonarci ad un doveroso sonno ristoratore.
Domenica 30 giugno 2013
Sole e cielo limpido fanno da cornice alla la foto di gruppo prima
della partenza verso il Col de Gippiera.
L’ambiente è ancora tipicamente invernale e i nevai che attraversiamo da subito
caratterizzeranno il percorso fin oltre il Bivacco Barenghi.
Costeggiamo il Lac Rond, il Lac Long per
giungere infine al Lac
des Neuf Couleurs. Lo spettacolo che si gode qui è davvero impagabile con Brec
e Anguille de Chambeyron a fare da sfondo (le immagini del nostro super
fotografo Fabio lo testimoniano!)
Curiosità : il
toponimo del Lac des Neuf Couleurs
(Lago dei Nove Colori)
deriva in realtà da una storpiatura del nome originale, Lac des Neuf Couloirs,
ovvero Lago dei Nove Canaloni.
In effetti, osservando l'imponente parete S dell'Aiguille de Chambeyron,
è possibile contare nove conoidi detritiche, ai piedi di altrettanti canaloni.
Sferzati da un vento gelido, indossiamo giacche e cappelli prima di
affrontare il lungo traverso innevato che ci condurrà al colle.
Altro regalo della mattinata è la salita ai 3142 m della Tête de la Frema che in
occitano significa “testa della donna”, probabilmente perché si trova accanto alla vicina Tête de l'Homme.
Scortati da Bartolo percorriamo una traccia di sentiero su sfasciumi
risalendo verso la vetta per la consueta foto di gruppo accanto alla croce contemplando
un panorama mozzafiato.
La discesa verso il Bivacco Barenghi avviene rapida non solo perché gli
amici che non ci hanno tenuto compagnia in vetta ci stanno aspettando, ma anche
perché iniziamo decisamente a “fare fame!”.
Il sollazzo dura poco poiché Beppe ci ragguaglia sul fatto che il
dislivello da percorrere nel pomeriggio si aggirerà intorno ai 1200 metri e
allora... zaino in spalla!
Gli ultimi nevai cedono il passo ad un ambiente marcatamente detritico:
iniziamo a percorrere il cosiddetto Vallonasso di Stroppia.
Angelo ci erudisce sul fatto che il Vallonasso di Stroppia
è un cosiddetto "vallone sospeso" la cui parte terminale è stata rimodellata
dall'azione erosiva del ghiacciaio che scorreva lungo il fondo della Val Maira.
Questo processo creando un notevole dislivello tra l'attuale fondo della Val
Maira e l'imbocco del Vallonasso di Stroppia, ha dato luogo alle spettacolari
Cascate di Stroppia.
Raggiungiamo dapprima il limpidissimo ed
ameno lago Niera per poi scendere verso la passerella in legno posta alla base
del salto centrale delle cascate. Le foto si sprecano mentre veniamo
nebulizzati da miliardi di gocce rinfrescanti.
Occorre però rimanere concentrati perché è
necessario scendere con cautela l’ardita mulattiera, in alcuni tratti invasa
dall’acqua, che, con svariati tornanti scavati nella roccia, attraversa uno
stretto intaglio.
Quando già i piedi iniziano a lamentarsi, un cartello ci ricorda che
“Chiappera - Camping” dista ancora un’ora, ma qualcuno puntualizza subito che il
nostro autista ci attende ben più a valle!
Poco importa anche perché ormai l’incedere più rilassato ci permette di
chiacchierare smorzando in parte la fatica e... con un’ora e un quarto di
ritardo sulla tabella di marcia... raggiungiamo l’agognato pullman!
Prima che il relax si trasformi in sonno profondo, Beppe prende la
parola per aggiornarci su alcuni dati: abbiamo percorso circa 30 Km, con un
dislivello di 2100 metri lungo un anello davvero spettacolare.
Un grazie sentito al direttore del corso, agli istruttori, a chi ha “dato
e allungato” una mano, a chi ha “informato”, a chi ha portato e distribuito
“delizie”, a chi ha rincuorato, tranquillizzato e risollevato questo grande
gruppo che... questi due giorni di condivisione... han contribuito a rendere
ancor più coeso e... complimenti doverosi a Veronica per l’impresa compiuta!
La Maestra a Quadretti
sabato 22 giugno 2013
Croix de Bouque - Introd - Val di Rhemes 16 giugno 2013
Carissimi amici... le nostre due scrittrici ufficiali hanno dato il loro meglio per il racconto della gita di domenica scorsa... lascio spazio alle loro parole e all'immaginazione di chi non ha potuto essere con noi... con l'augurio che Vi abbiano incuriosito a partecipare alle prossime gite con noi... e per i partecipanti il ricordo di una bella giornata...
Ma_Ester racconta...
La Maestra a Quadretti racconta...
Ma_Ester racconta...
La
consueta gita annuale in Valle d’Aosta con il gruppo del corso di
Escursionismo, ci porta quest’anno all’imbocco del Parco Nazionale del Gran
Paradiso, ad introd, nella valle di Rhêmes. L’atmosfera di pace e serenità che
caratterizza questa località (non per niente scelta più volte come luogo di
vacanza da parte degli ultimi Pontefici) ci pervade fin da subito, appena scesi
dal pullman… e con le facce ancora un po’ assonnate (sarà forse per la
levataccia cui siamo stati chiamati?!?) ci mettiamo buoni buoni al seguito di
Pino ed Ornella che oggi ci guideranno fino alla Croix de Bouque. Lasciato il pullman alle nostre spalle nella
frazione Crè, ci incamminiamo lungo un comodo sentiero che sale intersecando
più volte la strada carrozzabile che sale a Les Combes… tanto che la domanda
vien spontanea: ma perché fare a piedi ciò che si poteva comodamente fare in
auto? Vabbè, senza ulteriori indugi continuiamo a salire, benedicendo l’ombra
che ci viene regalata dal bosco e che allevia un po’ il caldo estivo che
finalmente è arrivato! Pian piano il panorama si apre ed eccoci arrivare nella
zona di Les Combes: con una piccola deviazione ci avviciniamo alla nota
residenza estiva di Papa Giovanni Paolo II ora allietata dalle voci dei ragazzi
dei campi estivi dei salesiani e, mentre ci godiamo la bella vista sul monte
Bianco, qualcuno ricorda le escursioni fatte lassù (a sfidare i ghiacciai!!!) e
altri, più semplicemente, tornano con un po’ di nostalgia ai tempi trascorsi su per i nostri monti ad
animare ragazzi nei centri estivi… del tutto simili a quelli che ora son ospiti
qua! Quasi quasi… Riprendendo il nostro cammino sul sentiero, in breve ci
ritroviamo in una radura da cui si gode un bellissimo panorama sull’intera
valle: Pino e Ornella ci spiegano che qui il Papa veniva spesso per momenti di
preghiera, lettura, riflessione in solitudine… di certo favorito dalla bellezza
e dalla quiete che si respira quassù.
Ormai
la meta è vicina, si continua a salire, servendosi
a tratti anche dei comodi “scalini” che testimoniano la cura con cui ci si
dedica da queste parti alla manutenzione dei sentieri, e finalmente ecco comparire la tanto attesa
croce: maestosa si innalza nel punto più panoramico e, poco distante, trova
spazio anche un altare di pietra a ricordare come qui si coniughino
perfettamente il benessere fisico dato dal camminare a quello spirituale…
Terminate le foto di rito, ci accampiamo poco più in là per goderci il meritato
pranzo: qualcuno già pensa alla “merenda sinoira” che ci aspetta al pullman, ma
intanto già fin d’ora non ci facciam proprio mancare nulla! La siesta
post-pranzo viene interrotta dal richiamo degli AE che ricordano la necessità
di esercitarsi un po’ con la bussola… alcuni allievi rispondono prontamente al
comando, altri nicchiano un po’, ma alla fine si lascian convincere e in men
che non si dica eccoli alle prese con carta e bussola per scrutare le vette,
calcolare azimut, nominare le cime… sembra facile ma… forse è meglio lasciarci
guidare ancora dagli AE per un po’!!! Terminata la lezione siam pronti per il
rientro per buona parte del quale siam accompagnati da 3 splendide caprette
nere, che non ne voglion proprio sapere di staccarsi dal gruppo… chissà, forse
han saputo della merenda che ci attende al pullman!
La
discesa avviene senza intoppi, a parte il caldo che rende sempre più forte il
desiderio di una sorgente d’acqua… finalmente, all’arrivo, ecco la tanto attesa
fontana che in un attimo viene presa d’assalto! Non resta che liberarsi di
zaino e scarponi e… apparecchiare la tavola! Eh sì, perché dal pullman, ben
custoditi in borse frigo, ecco emergere ogni ben di Dio: formaggi, salumi,
torte salate e non, pizze, focacce, salatini, pavesini, crostate, fragole,
albicocche, ciliegie... per non parlare dei vini (d’ogni tipo e d’ogni colore!)
e dei digestivi! Povero autista… non può far altro che osservarci mentre noi ci
deliziamo il palato prima con il salato poi con il dolce, senza tralasciare
nessun assaggio… ovviamente solo per non offendere chi generosamente ha
portato! Alla fine del banchetto son ben pochi gli avanzi e, prima di risalire
sul pullman, non resta che salutare Pino ed Ornella ringraziandoli di cuore per
la bella escursione che ci hanno organizzato regalandoci davvero una piacevole
giornata!
La Maestra a Quadretti racconta...
Valle d’Aosta... sinonimo di gita escursionistica alternativa ai panorami già noti, di ritrovo con gli amici Pino e Ornella e... “comme d’habitude”... di gran buffet o ricca “merenda sinoira” (così mettiamo d’accordo i piemontesi “nostrani” e ci adeguiamo alla lingua autoctona della regione che ci ospita!)
Dal casello autostradale di Aosta i due amici valdostani, precedendo in auto il pullman, ci scortano fino al capoluogo Introd e, più precisamente, alla frazione Cré dove, in un panoramico parcheggio, ci prepariamo per iniziare la camminata.
La lettura del materiale informativo consegnatoci dagli accompagnatori ci istruisce sul fatto che Introd significa “entre-eaux”, ovvero “tra le acque” e che è conosciuto per essere stato un luogo particolarmente amato dai Pontefici. Qui hanno trascorso le loro vacanze, favoriti dalla quiete e dalla bellezza del luogo, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; all’indimenticabile figura del Papa polacco è anche dedicato un museo: la “Maison Museé Jean Paul II”.
L’afa e la prima calura decisamente estiva ci accompagnano fin da subito; qualcuno già si lagna, ma altri ricordano che è d’obbligo “sopportare e tacere” considerando che appena una domenica fa toccava far i conti con temperature quasi invernali.
Fitte abetaie ombrose e scalini in legname e pietra che agevolano la progressione addolcendo i settori di percorso più impegnativi, consentono una salita tranquilla ed appagante.
Sostiamo in prossimità di una struttura adibita a colonia estiva dove, all’interno del perimetro, Pino indica l’abitazione che è stata dimora estiva dei due pontefici. Quando già il vociare allegro dei ragazzi lì in vacanza va scemando, una seconda sosta è d’obbligo nei pressi del luogo scelto da Giovanni Paolo II per le sue merende, riflessioni meditative e preghiere: effettivamente l’amenità del luogo ci permette di comprendere bene tale predilezione.
Decisamente suggestivo il panorama che osserviamo dalla Croix de Bouque, nei pressi della quale si trova anche una statua dedicata al pontefice a cui la comunità locale ha voluto rendere omaggio.
Panorama di ampio respiro e cerchia di montagne di tutto rispetto con impagabile vista sul Monte Bianco e sul Rosa.
È d’obbligo ricordare che questa gita, di fatto, rappresenta un’esercitazione pratica per gli allievi iscritti al corso i quali vengono dunque invitati a prendere in mano bussole e cartine.
Non tutti si dimostrano subito disponibili ad abbandonare la “pennichella”, ma la capacità persuasiva di Maicol riporta anche gli allievi più svogliati ai loro doveri.
La discesa a valle viene allietata dalla compagnia di tre caprette, desiderose di seguire il gruppo e animate da una buona dose di testardaggine derivante probabilmente dalla speranza di ricevere qualche ricompensa. L’intervento tenace di Bartolo permette di farle desistere con il plauso di molti che già tremavano all’idea di vederle razziare il nostro tavolo da pic-nic imbandito a festa.
A conclusione di questa giornata, non resta dunque che indugiare proprio sulla tanto attesa “merenda”, definita come tale in modo alquanto improprio dal momento che si rivela una carrellata di delizie salate e dolci da lasciare tutti non solo “appagati” ma, come sempre, viste le “limitazioni non ammesse e non concesse”... anche “provati”.
Oltre alla scelta sempre gradita di formaggi e salumi, meritano una menzione d’onore il bollito con “bagnet vert” di Margherita e Clemente, le melanzane in pastella di Ivo (cuoco provetto!), un già di per sé memorabile pane alle noci offertoci da Pino e Ornella, arricchito con lardo di Arnad e miele locale, frittate varie e torte salate, deliziose crostate con marmellate fatte in casa alle quali, considerando la mia predilezione, ho fatto fatica a dire basta... (dopo la terza fetta!!!)
Giri ripetuti di “pusa café”, anche se il caffè non è mai salito, devono aver reso poco lucido il pensiero di chi si è rivolto all’autista insistendo perché ci facesse compagnia con un bel bicchierino.
Meno male che la professionalità dello “chauffeur” non ha vacillato nemmeno per un istante e... forse un po’ stupito per l’insolita proposta che sicuramente voleva essere sinonimo di cortesia, ha prontamente ribadito: “Inutile prendere un pullman se il conducente cede alle tentazioni!”
E così... siam tornati a dimora col cuore sicuramente più leggero, ma... cosa più importante... in tutta sicurezza!
Dal casello autostradale di Aosta i due amici valdostani, precedendo in auto il pullman, ci scortano fino al capoluogo Introd e, più precisamente, alla frazione Cré dove, in un panoramico parcheggio, ci prepariamo per iniziare la camminata.
La lettura del materiale informativo consegnatoci dagli accompagnatori ci istruisce sul fatto che Introd significa “entre-eaux”, ovvero “tra le acque” e che è conosciuto per essere stato un luogo particolarmente amato dai Pontefici. Qui hanno trascorso le loro vacanze, favoriti dalla quiete e dalla bellezza del luogo, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; all’indimenticabile figura del Papa polacco è anche dedicato un museo: la “Maison Museé Jean Paul II”.
L’afa e la prima calura decisamente estiva ci accompagnano fin da subito; qualcuno già si lagna, ma altri ricordano che è d’obbligo “sopportare e tacere” considerando che appena una domenica fa toccava far i conti con temperature quasi invernali.
Fitte abetaie ombrose e scalini in legname e pietra che agevolano la progressione addolcendo i settori di percorso più impegnativi, consentono una salita tranquilla ed appagante.
Sostiamo in prossimità di una struttura adibita a colonia estiva dove, all’interno del perimetro, Pino indica l’abitazione che è stata dimora estiva dei due pontefici. Quando già il vociare allegro dei ragazzi lì in vacanza va scemando, una seconda sosta è d’obbligo nei pressi del luogo scelto da Giovanni Paolo II per le sue merende, riflessioni meditative e preghiere: effettivamente l’amenità del luogo ci permette di comprendere bene tale predilezione.
Decisamente suggestivo il panorama che osserviamo dalla Croix de Bouque, nei pressi della quale si trova anche una statua dedicata al pontefice a cui la comunità locale ha voluto rendere omaggio.
Panorama di ampio respiro e cerchia di montagne di tutto rispetto con impagabile vista sul Monte Bianco e sul Rosa.
È d’obbligo ricordare che questa gita, di fatto, rappresenta un’esercitazione pratica per gli allievi iscritti al corso i quali vengono dunque invitati a prendere in mano bussole e cartine.
Non tutti si dimostrano subito disponibili ad abbandonare la “pennichella”, ma la capacità persuasiva di Maicol riporta anche gli allievi più svogliati ai loro doveri.
La discesa a valle viene allietata dalla compagnia di tre caprette, desiderose di seguire il gruppo e animate da una buona dose di testardaggine derivante probabilmente dalla speranza di ricevere qualche ricompensa. L’intervento tenace di Bartolo permette di farle desistere con il plauso di molti che già tremavano all’idea di vederle razziare il nostro tavolo da pic-nic imbandito a festa.
A conclusione di questa giornata, non resta dunque che indugiare proprio sulla tanto attesa “merenda”, definita come tale in modo alquanto improprio dal momento che si rivela una carrellata di delizie salate e dolci da lasciare tutti non solo “appagati” ma, come sempre, viste le “limitazioni non ammesse e non concesse”... anche “provati”.
Oltre alla scelta sempre gradita di formaggi e salumi, meritano una menzione d’onore il bollito con “bagnet vert” di Margherita e Clemente, le melanzane in pastella di Ivo (cuoco provetto!), un già di per sé memorabile pane alle noci offertoci da Pino e Ornella, arricchito con lardo di Arnad e miele locale, frittate varie e torte salate, deliziose crostate con marmellate fatte in casa alle quali, considerando la mia predilezione, ho fatto fatica a dire basta... (dopo la terza fetta!!!)
Giri ripetuti di “pusa café”, anche se il caffè non è mai salito, devono aver reso poco lucido il pensiero di chi si è rivolto all’autista insistendo perché ci facesse compagnia con un bel bicchierino.
Meno male che la professionalità dello “chauffeur” non ha vacillato nemmeno per un istante e... forse un po’ stupito per l’insolita proposta che sicuramente voleva essere sinonimo di cortesia, ha prontamente ribadito: “Inutile prendere un pullman se il conducente cede alle tentazioni!”
E così... siam tornati a dimora col cuore sicuramente più leggero, ma... cosa più importante... in tutta sicurezza!
giovedì 20 giugno 2013
Colle dell'Assietta - Domenica 23 giugno 2013
Carissimi Amici...
domenica prossima vi va di fare quattro passi in montagna?
L'occasione giusta per coniugare attività fisica, respirare aria di montagna, arricchire il bagalgio culturale e perchè no, incontrare nuovi amici...
La Sottosezione Cai di Carmagnola propone un'escursione al Colle dell'Assietta (http://www.stradadellassietta.it/) carattere naturalistico\storico...
Ritrovi:
Ore 7.30 davanti la sede del Cai, Via Bobba 10 - Carmagnola
Ore 8.15 imbocco della val Chisone ore 8:15 (dopo la rotonda di Pinerolo proseguendo per la Val Chisone si incontrano alcuni capannoni\supermercati sulla destra
Pranzo al sacco
Per informazioni e adesioni:
Matteo Redana 3335036429
Vi Aspettiamo numerosi!!!
Nasce Canale E, il canale radio transfrontaliero per emergenze in montagna...
AOSTA — É stato presentato ieri ad Aosta il “Canale E” ovvero il Canale Radio Emergency che potrà essere utilizzato per le chiamate di emergenza in montagna. Si tratta di un progetto transfrontaliero tra Italia, Francia e Svizzera che hanno dedicato la frequenza 161,300 MHz all’invio di richieste di soccorso, tramite apposite apparecchiature dislocate sul territorio, ai centri operativi di Valle d’Aosta, Alta Savoia e Canton Vallese....
Leggi tutto... http://www.montagna.tv/cms/?p=48630
Beppe
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